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Di Gennaro Gelmini
Ne avevamo già parlato, soltanto però chi sa ascoltare sa pure capire: le popolazioni Umane si sono sempre diffuse quasi in ogni dove, ovvero dove il territorio aveva una qualche affinità ad accoglierli, che se era ammantato di neve o arido desertico andava bene soltanto per chi voleva avere grandi spazi riuscendo a vivere dove altri non riuscivano, era proprio il clima del territorio che già li proteggeva, che chi sarebbe arrivato a competere da quelle parti? Forse nessuno.
Arriviamo adesso ai territori vulcanici, immaginate popolazioni nomadi che col passare dei tempi cercano un luogo in cui sostare, di certo cercano un segno, le popolazioni antiche l'ottennero, una statua che si muoveva, una montagna a forma di volto umano, luci di ogni forma e genere, qualcosa di convincente dava adito a stanziarsi, gli Dei non potevano sbagliare, così nacquero sontuose città.
Non sempre fu facile stanziarsi, a volte si trovavano altre popolazioni con cui si svilupparono delle vere e proprie dispute territoriali, soltanto una volta finì in festa a vino e tarallucci.
Il popolo dei Vandali era nomade semi stanziale, ovvero ritornavano sempre un una determinata stagione negli stessi luoghi, cosicché quando qualcuno ne occupava il territorio, per farli allontanare impararono a non abbattere completamente le estranee costruzioni, bensì devastarle per far comprendere cosa sarebbe successo se qualcun altro avesse occupato il loro territorio, ne riparleremo.
Così capitò pure di non trovare né un'altra popolazione, né animali fortemente pericolosi, un territorio che dava nutrimento alle piante coltivate e teneva lontano gli insetti, dove se si scavano pozzi, la pietra si cavava facilmente per le costruzioni, leggera e consistente che era e l'acqua sotterranea arrivava.
Può questo e altro il territorio vulcanico, con lo zolfo e il tufo, dove la tanta produzione agricola sviluppò pure un cospicuo allevamento di animali, fate i dovuti calcoli con questo ed altro e troverete perché abitiamo sotto i vulcani.
Altro? Si altro, perché se si tratta di un'isola vulcanica, è grazie al vulcano che esiste e il mare attorno la protegge, mentre se sono città come Napoli e Catania, la sacralità le protegge, poiché vengono sconquassate, ma nel momento più tremendo, nel quale sembra di perdere ogni speranza, la sacralità del luogo le salva, dei veri e propri miracoli.
Oltre ciò comanda la leggenda, il Vesuvio si è creato i Campi Flegrei perché forse stava troppo solo e voleva una compagna.
Il link all'articolo dove scrissi già dell'argomento di oggi si trova qui, al titolo e link correnti:
Perché la gente abita sotto i vulcani
https://gennaro-gelmini.over-blog.it/article-perche-la-gente-abita-sotto-i-vulcani-73999017.html
Il 29 luglio 2026 era una giornata troppo bella, il treno era arrivato con quasi un quarto d'ora d'anticipo in stazione a Napoli e 5 cose avevo in mente di fare, una consegna delle consuete mie lettere, siccome la scorsa volta un black-out mi aveva lasciato il lavoro a metà, , mangiare qualcosa, andare in corso Malta a vedere l'ex Centrale del Latte di Napoli, spinto da ricordi d'infanzia particolarmente belli, pane napoletano da pucciare in un latte buono come non mai, felicemente grasso, che tanto le calorie di troppo le buciavamo al fantastico Luna Park Edenlandia.
Poi finalmente ho cantato, come potevo, in napoletano, perché si, ero stato iscritto alla Società Italiana Autori ed Editori Siae 30 anni fa, però sapete quanto la mia mission sia un'altra, avevo comunque promesso di cantare e l'ho fatto ed ecco titoli e link delle live e del corto, pubblici nell'immediato in quel dì 29:
Cantando gioiendo in tour a Napoli tomorrow land
https://www.youtube.com/watch?v=OozM9elO48g
https://rumble.com/v7dqbhq-cantando-gioiendo-in-tour-a-napoli-tomorrow-land.html
Canzoni Napoletane affacciati sul mare
https://www.youtube.com/watch?v=gk9mbxn0gAM
https://rumble.com/v7dqcog-canzoni-napoletane-affacciati-sul-mare.html
Urbex Centrale Latte Napoli
https://www.youtube.com/shorts/WKJj9nzTeC4
https://rumble.com/shorts/v7dq97a
Buona visione!
Nelle foto: Gennaro Gelmini davanti al Vesuvio, un poco distrutto dopo 30.000 passi (21 Km) percorsi a piedi con 40°C all'ombra e davanti all'amata Centrale del Latte di Napoli.
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