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La storia insegna: racconto di migranti del giorno d'oggi

La storia insegna: racconto di migranti del giorno d'oggi
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Per il Giorno del Ricordo, in cui persone che tornavano in Italia da quelle province del nord est che con la Seconda Guerra Mondiale erano passate da essere italiane a far parte della Jugoslavia, venivano condotte e lanciate in doline dette foibe, un'esperienza terribile, per molti mortale, voglio scrivere dell'esperienza che vivono al giorno d'oggi i migranti.
Il ricordo serve ad evitare che certi errori si ripetano, finché, sotto altri nomi, le situazioni brutte si ripetono comunque, che al giorno d'oggi tanti sono i migranti che non ce la fanno ad attraversare il Mar Mediterraneo per sbarcare in Italia.
Sono in possesso di una lettera firmata di un migrante, lui vuole ne parli, non lo citerò per nome, un Marocchino di Casablanca, lo chiameremo Juri, un nome di fantasia per una persona reale.
Juri, guardando la televisione marocchina, ascoltava storie di migranti che erano riusciti a fare fortuna in Europa e pure essendo di famiglia benestante, tramite suoi amici che la famiglia detestava, era riuscito a sapere il modo per poter partire, conoscendo un ragazzo, che a causa della sua impunibilità per la giovane età, era stato scelto da un'organizzazione in Libia per mettersi in contatto con gli interessati.
Juri riuscì ad avere un numero di telefono e tramite quello prendere un appuntamento, doveva farsi trovare in un dato albergo in Libia a Tripoli e da lì richiamare; immediatamente partì e senza problemi arrivò in Libia a Tripoli all'albergo, riuscendo ad avere un appuntamento di persona coi traghettatori dopo 3 giorni, a cui importava soltanto che Juri avesse 200 Euro utili al trasporto, facendosi rivedere poi dopo 15 giorni.
Il pagamento fu fatto in Euro forse perché è una valuta più facile da riciclare, Juri nell'attesa faceva il turista per non destare sospetti, finché al quindicesimo giorno 2 uomini dell'organizzazione lo caricano su di un'auto per un viaggio di circa 3 ore su di una strada buia, asfaltata solo nel primo tratto, che diviene poi traccia nel deserto, cambiando automobile 2 volte per poter transitare con un fuoristrada nella parte più dissestata, arrivando a Zuara, città sulle sponde libiche del Mediterraneo.
Chiuso al secondo piano di una villa assieme ad altri 20 migranti, considerando che con gli occupanti agli altri piani erano un centinaio in totale, connazionali marocchini, egiziani, tunisini, dell'Africa centrale, molti uomini e un piccolo numero di donne, Juri trascorreva le giornate a guardare la televisione, venendogli offerto del il cibo preparato in case li vicino, arrivando il profumo quando era pronto.
Si dormiva molto per ingannare il tempo ed era impossibile tornare indietro, se non che dopo ben 45 si partiva per l'Italia.
La strada non era ancora finita, una sera alle ore 20 Juri, assieme a tutti i 100 migranti, viene portato nel deserto, camminando per tutta la notte ognuno col proprio zaino e infine aspettando di unirsi ad altri gruppi di speranzosi per l'Italia e assieme arrivando al mare, li attendevano dei gommoni che li traghettarono su di una nave di 17 metri di lunghezza con la quale fu effettuato il viaggio ed essendo in 320 a doverlo compiere, già prima di salire sul gommone, per fare spazio furono tolti zaini, cinture e scarpe a tutti i migranti, io Gennaro Gelmini penso pure per rivenderli.
All'inizio della traversata il mare era calmo, poi arrivò un temporale, che fece mettere paura agli occupanti, che stentatamente, dopo 3 giorni di navigazione senza scorte, riuscirono a farsi trovare da un elicottero e sbarcare su 4 navi della Guardia Costiera, che gli donò per cibo panini e ciò che più conta, l'acqua, venendo condotti sull'Isola di Lampedusa, dove in un magazzino al porto, provvisto di materassi e pranzo e cena regolari, Juri e i suoi compagni di sventura vengono identificati e dopo altri 20 giorni si parte per Crotone in aereo e al Centro per l'Immigrazione della città viene dato a Juri un foglio di via, senza però il rimpatrio forzato, sicché Juri decide di rimanere in Italia e partendo da Crotone per Milano grazie all'aiuto di suoi connazionali già in Italia che gli elargiscono un prestito, ci arriva col teno, cambiando a Roma.
Appena arrivato alla stazione Centrale di Milano telefona a dei suoi cugini, uno di loro viene a prenderlo e lo porta a Varese città con la sua famiglia, moglie e figli e Juri, per non dare troppo fastidio, trova un lavoro ad una bancarella del mercato, sicché l'ambulante italiano lo ospita, ma non vuole che compaia che dorma da lui; fanno assieme i mercati di Varese, Luino e Ponte Tresa, Juri guadagna 30 Euro al giorno più un vitto di colazione e pranzo, anche se pensa sempre al suo Marocco, dove aveva un altro tenore di vita, potendo andare all'Università coi genitori che lo mantenevano, rimanendo però orgoglioso del viaggio compiuto e della possibilità di rimanere in Italia.
Siccome da queste nostre parti i mercati non sono collocati al coperto, ma direttamente in piazza, una mattina del mese di novembre, a quanto pare dell'Anno 2007 (non trovando l'Anno indicato in lettera, ma basandomi su tempistiche in riferimento alla firma finale con data), il suo capo dice a Juri che non si andrà a lavorare e lui ne approfitta per uscire con un suo amico al bar a prendere un caffè e fumare una sigaretta, se non che ha dato troppo nell'occhio, perché salutato l'amico, dopo un quarto d'ora di strada a piedi, in cui forse già intuiva ciò che sarebbe potuto accadere, da un'auto sono scesi degli agenti in borghese che lo hanno portato in Questura e notificato la violazione della Legge sull'Immigrazione.
Juri, in quel periodo di restrizione alla libertà diventa poeta e una volta tornato fuori deve tornare in Marocco, non prima di aver recitato le sue poesie ad uno spettacolo di un'associazione che gestiva un locale, una discoteca ormai chiusa, così siamo venuti a sapere di lui, molto bella questa cosa e adesso ecco! La sua lettera di migrante è adesso on line come ha voluto, pur rispettando la sua privacy, almeno adesso ci sarà un poco più chiara l'immigrazione, in modo da trovare soluzioni future, Gennaro Gelmini al 10 febbraio 2025 conclude così questo articolo e si continua, che occorre portare avanti altri articoli, video e lettere.
Scriveva Juri: questa è la storia di un giovane Marocchino che la racconta, lottare contro certe cose è inutile, accettare certe cose è difficile, l'immigrazione clandestina è una cosa terribile.
Nella foto: il mare.

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