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Di Gennaro Gelmini
Le macchine rotative stavano allora nel seminterrato, appena sotto, solamente così, quando succedeva una nuova, si poteva pubblicare un articolo a tarda ora, occorreva anche semplicemente fare spazio per un trafiletto in prima pagina che continuava nelle pagine successive e il giorno dopo quella notizia era sul giornale mentre sugli altri non c’era, ma per fare questo il tempo di scrivere quell’articolo era di solamente in 10 minuti, non oltre, che il tipografo già scalpitava, allora con quei pochi elementi a disposizione con qualche telefonata a collaboratori, la notizia si allungava oltre, senza dare mai luogo a divagazioni, ma come notizia puntuale e accertata, era incredibile, ma c’erano riuscitie tutto proseguiva.
Mio padre ci raccontò di quando scomparvero dei pesci dall’acquario degli uffici (l’acquario in un ufficio serve anche a pensare che non tutto deve essere svelato, ci sono cose per le quali occorre essere muti come pesci), pensando tutti fra colleghi ai più disparati ladri, per motivi economici (rivendere dei pregiati pesci)? Protesta? Furono richiamati ad uno ad uno, senza nulla trovare, finché la colpa si scopri essere del rivenditore dei pesci, che aveva messo nell’acquario dei pesci predatori senza rendersi conto del grave errore.
Tra giornalisti si correva veloci, ma ogni cosa ha le sue lusinghe come le sue oscurità, venne un periodo in cui un collega gli propose di andare a lavoro assieme in auto anziché prendere il treno, ma un altro collega lo fermò, dicendogli, come ricordo testualmente ci raccontò, “Giancarlo, non venire con noi...”, perché l’altro collega faceva correre troppo forte il suo autista, non c’erano difatti i limiti di velocità in autostrada a 130 Km/h a quei tempi; mio padre Giancarlo Gelmini l’ascoltò.
Il giorno dopo c’era la notizia da pubblicare che loro colleghi non erano più fra loro, c’era un tir fermatosi in autostrada e loro sotto.
Come mio padre ci aveva insegnato ad uscire di casa alla domenica anche se pioveva, che la vita va vissuta, così noi abbiamo imparato a vivere e quando torna il sereno siamo sempre i primi ad osservare l’arcobaleno, come se le macchine rotative funzionassero in cielo assieme ai colori della stampa, ieri in bianco e nero, oggi ovunque, anche in cielo: http://www.youtube.com/watch?v=yb4EAfrCmMc tra i vari link, oppure http://gennaro-gelmini.over-blog.it/article-arcobaleno-e-tempesta-82973378.html .
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