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Di Gennaro Gelmini
Andiamo al di là delle semplici contestazioni e analizziamo ciò che è successo alla villa del karaoke a Casteldaccia in contrada Cavallaro in provincia di Palermo la sera dello scorso sabato 3 novembre 2018, dove si sono contate nove vittime per l’alluvione tramite lo straripamento del fiume Milicia.
Io non sono un inquirente, non sono un giornalista, perciò trascuro gli atti legislativi per dedicarmi a qualcos’altro.
E questo qualcos’altro io Gennaro Gelmini lo trovo innanzitutto nella staccionata e nel portone del giardino della villa, che permette di notare la stagionalità dell’utilizzo dell’edificio, poiché il clima sovente torrido della zona denota la scelta dei suoi proprietari di avvalersi di un alto cancello e staccionata che evitassero dall’esterno di poter guardare verso l’interno al posto delle comuni siepi, così niente piante da annaffiare e pochi spiragli per evitare di essere notati dai soliti curiosi ed ecco venirmi alla mente ogni tratto di quanto accaduto.
L’acqua mista a fango con detriti e le foglie secche di stagione devo essere penetrati sul retro del giardino, che la parte a delle vere e proprie paratie involontarie, per evidenti motivi, dovrebbero essere state posizionate logicamente soltanto sul lato che si affaccia sulla strada, esse mostrano per evidenza dei fatti l’interesse a fare in modo che la staccionata e il portone permangano resistenti agli atti vandalici o di ladri che vogliano introdursi nell’abitazione e per ottemperare a ciò sono state costruite evidentemente in lega di acciaio anodizzato, estremamente flessibile e resistente, con quei riccioli orizzontali tra barre verticali, con appena degli spiragli per permettere il transito di brevi correnti d’aria, spiragli facili da ostruire a seguito dell’ondata di piena di acqua con appunto fango e detriti tra cui foglie secche.
Tra qui è gli altri punti dove il fiume milicia è esondato cambia che alla forza dirompente dell’acqua occorre sommare nel giardino della villa del karaoke l’altezza alla quale è arrivata, evidentemente ai 2 metri equivalenti all’altezza dello sbarramento a diga di cancello e recinzione, ovvero superiore all’altezza delle comuni persone, di qui la causa delle vittime per annegamento, che chi si è salvato lo ha fatto salendo su di un albero.
Anche l’azione subitanea dell’evento meteo alluvionale è all’origine dell’impreparazione all’evento stesso e ciò è dimostrato dal fatto che fosse una serata dedicata al karaoke, a cui si stava assistendo fino ad un istante prima.
Nell’immagine: foto dal mio archivio free di questi giorni di novembre 2018 avente nome “Ghost Street”.
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