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Di Gennaro Gelmini
Si segnalano diversi terremoti di cui è nettamente importante prenderne nota come segni premonitori: più persone si possono salvare, meglio è.
4.8° Richter negli Stati Uniti d’America (USA) in Nevada appena ieri 13 aprile 2011; 7.1° Richter in Giappone il 7 aprile 2011; 6.5° Richter in Messico il 7 aprile 2011; 6.7° Richter in Indonesia il 3 aprile 2011; 6.2° Richter nel Mar Mediterraneo a largo delle coste della Grecia in data 1 aprile 2011.
Da segnalare che il terremoto in Messico di 6.5° Richter del 7 aprile 2011 è avvenuto solo un’ora e 17 minuti dopo quello del Giappone di 7.1° Richter dello stesso giorno, il 7 aprile 2011 per l’appunto, quindi alle faglie, collegate, manca poco per muoversi nuovamente con clamore da Big One negli Stati Uniti d’America in California, dove anche il terremoto di 4.8° Richter del 13 aprile 2011 ne è un nuovo segnale preciso.
Il Vulcano Etna, come tutti sanno svettante sopra la città di Catania, precedentemente già eruttato a gennaio 2011, è tornato ad eruttare assieme al Marsili, il vulcano sottomarino situato al centro del Mar Tirreno: questi eventi, uniti al terremoto a largo delle coste della Grecia del primo aprile 2011, sono segnali inequivocabili di una ripresa dell’attività sismico vulcanica nel Mediterraneo.
Il titolo di questo articolo è preso in prestito da due film documentario sui terremoti, “Ju Tarramutu”, riguardante il terremoto di 2 anni fa a l’Aquila del 6 aprile 2009 di 6.3° Richter (uscito al cinema un anno dopo “colpa nostra”, altro film-documentario su l’Aquila), e “After Shok”, riguardante il terremoto di 7.8° Richter avvenuto in Cina il 28 luglio 1976, a cui ne seguì un secondo di simile entità appena il giorno dopo, il 29 luglio 1976.
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