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Di Gennaro Gelmini
Per la prima volta eccovi informazioni mai lette prima, permettetemi di diffonderle nell’interesse di ciò che sta accadendo, difatti la disclosure sulle scie chimiche è legata alla deviazione dal suo scopo originario e qui occorre spiegarsi meglio con esempi che dipartono da ciò che avete visto in cielo.
Affrettatamente dette “normali” scie di condensa, alla stessa maniera dei pensatori ai video inquadranti aerei che sembravano atterrare dimenticandosi di chiudere prima gli erogatori, annoverati come “guasto tecnico”, non è però il fatto che ci crediate o non ci crediate il punto di questo articolo, tanti vengono spinti a non credere, inutilmente, che ciò che disaffeziona dallo scetticismo è reputare qualunque mistero come falso e siccome in un modo o nell’altro siamo proiettati in qualche mistero, il voler negare qualunque cosa delude.
Come in agricoltura, dove dei razzi contenenti argento possono venire lanciati presso le nuvole improduttive che transitano sopra i campi per favorire la pioggia, metodo utilizzato soprattutto nel secolo scorso per cercare di mantenere una produzione agricola che soddisfi il fabbisogno nazionale, ovviando alle importazioni con una drastica oggettiva organizzazione, ad evitare che i campi di grano inaridissero prima della mietitura, importante però e il motivo per il quale si sta generando una piccola disclosure, confessione, sulle scie chimiche, dovuta al loro possibile utilizzo improprio a causa di un possibile (possiamo sperare sia improbabile?) conflitto mondiale che può essere ampiamente evitato.
Recentemente e casualmente ok possiamo dire, durante il conflitto in Somalia, tra popolazione fedele al Governo da una parte e guerriglieri dall’altra, si è assistito ad una netta siccità che ha segnato il paese, nel mentre sontuose piogge si scaricavano sull’Oceano Indiano, dissipandosi così le nuvole proprio lì.
Le scie chimiche, utilizzate in modo pacifico per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici, ovvero si è notato che, alle eccessive giornate di Sole vi è l’abbrucio dei raccolti, inaridendo la terra, chi non fa agricoltura può anche fa finta di nulla, poi quando si lamenta del perché le cime di rapa non sono arrivate all’ortofrutta, si rende conto che alla frutta siamo noi, nel contesto dei conflitti queste tecnologie possono quindi occorrere in modo quantomeno disonesto.
A metodi rigorosi, decisi per il bene del clima, seppure la chimica non può far altro che rilasciare qualche traccia del suo passaggio, è subentrato il possibile utilizzo nei conflitti, occorre evitarli divenendo buoni ambasciatori.
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