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Terremoto a Napoli e progetti consolidati

Terremoto a Napoli e progetti consolidati
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All'inizio il progetto prevedeva di tornare a Napoli e alla Solfatara di Pozzuoli prendere una stanza per una notte, l'avessi messo in porto sarebbe accaduto che dopo le consegne delle mie lettere al mattino, mi sarei trovato senza albergo e non potendo di certo visitare musei, che erano stati chiusi, andando al mare, per un rimescolamento delle correnti avrei potuto trovare l'acqua fredda, resistendo poiché in vita mia mi sono pure bagnato nei primi giorni di maggio nel fiume Neva a San Pietroburgo in Russia, che fino al precedente mese di aprile rimane sovente ghiacciato.
Fortunatamente il destino mi ha ricatapultato a Roma in quel 13 maggio 2025 del terremoto ai Campi Flegrei, situati al confine comunale tra Napoli e Pozzuoli, un sisma di 4.4° Richter con decine di scosse di assestamento.
La scossa, avvenuta proprio poco dopo mezzogiorno, ha spaventato molto i Napoletani, con un fuggi fuggi da scuole, uffici e attività e anche da civili abitazioni temendo il peggio, ingolfando poi col traffico la città ancor più di altri giorni, infine sembra che se la siano tutti cavata e pure i danni siano contenuti, meglio così, mentre però i Napoletani continuano a camminare su 2 vulcani attivi, il Vesuvio e la Solfatara e ce ne sarebbero altri nella stessa zona, considerati inattivi, come gli Astroni.
Già ne avevamo parlato del perché Napoli è nata lì, perché il terreno vulcanico è fertile, lo zolfo naturalmente contenuto in esso funziona contro gli insetti che danneggiano le piante, il tufo lavico è un buon materiale da costruzione facile da cavare da sotto i cortili delle palazzine (oggigiorno vietato poiché si sbriciola) e la zona non era stata trovata già abitata, ovvero, non c'era stato alcun motivo di combattere all'insediamento dei primi coloni, che trovarono la zona deserta d'abitatori poiché scappati, dico così di logica, poiché il territorio è appunto ricco di terra lavica.
Mi trovavo appunto a Roma e adesso sono tornato a casa, Gennaro Gelmini eccomi a continuare.
Nella foto: muro fessurato e spaccato.

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