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Storia di una dottoressa dei trapianti per saperne di più

Storia di una dottoressa dei trapianti per saperne di più
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Ci sono professioni a noi altri celate, io Gennaro Gelmini apro uno spiraglio oltre il velo, per farvele conoscere un po', in modo tale che non vi appaiano più così lontane diciamo.
Io ne so qualcosa, che per quell'ernia ombelicale non avevo niente da perdere, essendo consapevole che avevo soltanto il 10% di probabilità di poter sopravvivere, poiché avevo atteso 15 anni prima di operarmi per paura di farlo, finché mi si era bucato lo stomaco e i vari organi erano andati fuori posto, per di più svenni momentaneamente, cadendo all'indietro battendo la testa, ciò rese necessaria pure una lobotomia, che detta in parole povere è una perforazione del cranio per far uscire i liquidi in eccesso, in maniera tale da evitare che si crei una pericolosa pressione all'interno della scatola cranica.
Avevo firmato ogni carta e una volta fuori pericolo, cambiato di reparto, convinsi il mio compagno di stanza a fare una risonanza magnetica che non accettava, necessaria per scandagliare la sua patologia, piangendo pregandolo che anche lui doveva fare tutto il possibile per poter sopravvivere, ogni azione necessaria.
Nel mese precedente, aprile 2023, in cui il mio cuore smise di battere e il mio corpo per sopravvivere risucchiò i liquidi, rendendosi necessarie 17 donazioni di sangue e 3 di plasma, oltreché perdendo la vista per un giorno e mezzo, ebbi modo di conoscere una dottoressa dei trapianti, siccome eravamo stati messi in 7 persone in un'unica grande stanza in terapia intensiva, in modo tale da consentire di tenerci sotto controllo giorno e notte.
Eravamo tutti 7 con un'estremamente bassa probabilità di poterci salvare, siccome le condizioni di ognuno di noi erano più da cimitero che da ospedale.
Per primo finì un bambino cieco, poi una signora anziana che era già signorina durante la Seconda Guerra Mondiale, raccontò nel suo ultimo discorso, poi i due compagni a fianco a me, i cui corpi non erano riusciti a riprendersi nelle funzioni alcuni giorni dopo le operazioni, infine un uomo con delle perdite interne irreparabili.
Rimanemmo soltanto io e un guidatore di pullman, ricoverato dopo che una babygang era salita sul suo bus e l'avevano picchiato.
E veniamo adesso alla dottoressa dei trapianti, bella e gentile, che nel mentre ci tenevano d'occhio, per tentare di far passare il tempo di quegli interminabili giorni, parlava di lei alle sue colleghe; le sue due diverse origini culturali di padre e madre l'avevano configurata, come si direbbe oggigiorno, ad aiutare il prossimo, era bella ma già si doveva sposare a settembre 2023, Auguri a lei, un peccato per me che anche oggi si aspetta domani, comunque anch'io dovevo far passare il tempo e ritrovandomi immobile a letto, almeno ascoltavo.
Ricordo quel discorso sulla vita tra colleghe, che ai bambini piace tanto giocare scendendo sullo scivolo poiché quando sono anime che devono tornare a vivere, vengono letteralmente lanciate giù su degli scivoli.
Dovendo la dottoressa fare giorno e notte al nostro capezzale, capitò pure che al suonare di un'emergenza, la vidi arrivare con un panino mezzo morsicato, non avendo nemmeno avuto il tempo per appoggiarlo da qualche parte.
Per essere pronta ad ogni eventuale emergenza, la dottoressa dormiva in una stanza sopra la nostra, senza sapere che lo stabile dove eravamo ricoverati stava per essere oggetto di demolizione, che siccome era evidentemente costruito in prefabbricato a blocchi, lo demolivano un poco alla volta e già più volte ci avevano spostato, finché lasciò la sua stanza soltanto la mattina della demolizione.
La dottoressa fu la prima a notare che avevo freddo, così immediatamente mi misero la coperta di lana che gradevolmente accettai.
Gli infermieri erano particolarmente attenti a me, anche perché avevo vissuto una situazione di pre-morte come si usa dire, li ringrazio infinitamente; ricordo che non mi venne a trovare nessun Parroco, poiché sono oramai troppo pochi in numero per trovare tempo per me, passò di lì un Rabbino, per una visita ai suoi consacrati, che per primo discorse con un infermiere dei miei tre giorni in cui non diedi segni di vita, così sentii, 3 giorni, in cui avevano atteso che mia madre costatasse la faccenda, risvegliandomi invece quando lei tornò; la cosa strana che il Rabbino notò nel suo discorso è che la mia dipartita era proprio avvenuta nei giorni di Pasqua del 2023 e qui una risposta la posso dare io, Gennaro Gelmini è così legato alla vita, che morirò soltanto quando la Morte mi verrà a prendere col suo cavallo bianco, perché gli e l'ho promesso, mai prima, quindi mi aggrappo alla vita con tutte le mie forze, la maggiorparte delle persone ci riesce, qualcuno no, bisogna invece trovare sempre stimoli nella vita.
In quei giorni passava di lì pure una Mussulmana col velo fin sugli occhi, forse in visita a suo padre, erano giorni di Ramadan, però nessun Parroco, altro che negli anni '80 del 1900, quando il mio Parroco mi portava un ghiacciolo menta e cola in ospedale, dove ero ricoverato per un braccio rotto.
Il barellista era un tipo robusto, apprezzato poiché instancabile a portare carichi, ma ora torniamo alla Dottoressa dei trapianti, per restare nel tema dell'articolo.
La dottoressa mi stava sempre vicino, quando non c'era arrivarono due medici, un uomo e una donna, convinti che io fossi in uno stato incoscente, mentre invece ero si semiparalizzato, ma finalmente ero tornato a capire e vedere benissimo: lui disse a lei che il mio piede sinistro era da amputare e d'altronde aveva ragione, era nero, anche se c'è da dire che l'unghia dell'alluce la persi quando avevo 17 anni, non in quei giorni come potevano pensare, così il medico donna ritornato la mattina dopo non la scelsi, con grande rammarico della Dottoressa dei trapianti che non sapeva, io dovevo trovare un medico che mi salvasse il piede.
Così, dopo un medico che parlava in tedesco, venuto per il guidatore di bus, che era tedesco, arrivò per me un medico con molta esperienza, che mi chiese quanto riuscissi a muovere gli arti e io pur di tentare il tutto per tutto, non riuscendo a muovere il piede sinistro all'insù, avvicinai il piede destro e con questo spinsi il sinistro all'insù, scatenando una piccola risata, ma dietro l'ironia ero riuscito a far comprendere che il piede non mi dava dolore, convincendo il medico a cercare di salvarmelo, così lo scelsi, riuscendo nell'intento e per tornare alla normalità  mi sono fatto parecchi massaggi con l'olio, prima con l'aiuto di mia madre, adesso da solo, utilizzando olio di cipresso, di oliva, di piante medicinali e di vaselina, fantastici per il mio piede!
La dottoressa dei trapianti viaggiava parecchio, era una guidatrice esperta che trasportava gli organi tra Lombardia, Piemonte e Valle d'Aosta, la immaginavo in autostrada con le sirene spiegate a forte velocità, per questo pregavo che tutto le andasse bene, per certi lavori bisogna metterci anima e corpo come si dice, in questo lavoro ancor di più, eh, eh, scusate la battuta, non ci starebbe, però io vivo con un po' di allegria pure nelle ristrettezze, questo è il mio segreto, quindi se la dottoressa non c'era, così pure quando mi cambiarono di reparto poiché finalmente fuori pericolo, accettavo di buon grado le visite di dottorandi che dovevano studiare sul campo, in tal modo il mio recupero fu più veloce.
Nel frattempo che scrivo è tornata un po' di festa, con la Sagra della cipolla in Valganna in frazione Ganna questo weekend fino al 23 giugno 2024, la prima dopo la pandemia e bene così, un po' di risveglio estivo in una fresca valle, seppure io sono impegnato in altri posti, pur sempre belli.

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