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Storie di vita vissuta: il salvataggio dall'ippocastano

Storie di vita vissuta: il salvataggio dall'ippocastano
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State tranquilli, perché so che tra i 22 anni di divulgazione, questo è il momento più importante di tutti, sto preparando nuovi articoli e video, però ovvio, mi ci vuole tempo, intanto profitto per parlarvi di una storia, assolutamente vera, vissuta dal titolare di questo blog Gennaro Gelmini, una storia come sempre free.

Ogni tanto capita, viviamo in una società con delle regole, mentre la regola number one che sarebbe sempre da tenere è quella di rispettare l’altrui persona come noi stessi, in armonia col Creato ed eh, facile a dirsi, in proclami a gran voce, più complicato farsi, mettere in pratica le giuste azioni per il bene dell’altrui nostro fratello, poiché dipende in che contesto viviamo, che se è di pace e armonia, ciò che facciamo ci risulta facilitato, ma se viviamo in un contesto di difficoltosi contatti con persone sempre arrabbiate, in difficoltà anche economiche, ci è difficile resistere impassibili nelle cose che riteniamo giuste, eppure occorre, per il bene comune.

In breve, sopra l’albero della foto si trova a Bologna, ma lo fotografai, lo scorso anno, al 29 settembre 2020, proprio però per presentarlo per questa storia, vissuta realmente a Cittiglio, paese della provincia di Varese nel quale haimè, al momento, con le restrizioni vigenti, non ci posso andare.

Abitai per 4 anni a Laveno Mombello, sul Lago Maggiore, però proprio all’inizio del quadriennio, giocando a nascondino, ecco che io a 7 anni e mezzo caddi e mi ruppi il braccio destro, così rimasi per 6 mesi all’Ospedale di Cittiglio, in una stanza assieme ad un altro bambino che si era rotto il braccio sinistro giocando a fare Tarzan e un uomo, una persona sempre cordiale e simpatica, che si era rotto il ginocchio giocando a calcio, ah, allegria, che terzetto memorabile!

Ricordo i ghiaccioli alla menta e coca-cola che mi portava il parroco e alle patatine fritte che mi portava papà.

Ovviamente era un luogo troppo ristretto stare chiusi nell’ospedale per tanto tempo, pure sapendo che le cure erano necessarie, allora un bel giorno mia madre mi rincuorò facendomi vedere la busta di sementi di pomodoro San Marzano per l’orto e altri deliziosi semi di piante che aveva comprato al consorzio agrario, ma in più volevo superare il parcheggio dell’ospedale e uscire sulla strada provinciale attraversando un ponticello in sasso parecchio antico, il primo costruito in paese a superare il fiume Boesio, che passa di là.

Ai 4 angoli del ponte c’erano 4 alberi di ippocastano e dal primo di essi, alla nostra destra, mentre ci indirizzavamo sul ponte, caddero diverse castagne di ippocastano, 5 oppure 6, forse 7, fatto sta che mi caddero proprio sopra il braccio destro ingessato, facendomi comunque al momento un gran male, che poi in breve scomparve, però nel frattempo quel dolore mi obbligò a tornare indietro e che dire, lo volevo proprio attraversare il ponte, ma fatti pochi passi, mi fu proprio impossibile.

A decenni di distanza, riflettendo sull’accaduto, mi rendo conto che, Bontà degli Angeli, la strada provinciale era proprio pericolosa senza marciapiede, ci avrebbero potuto investire, l’abbiamo scampata si può dire, ma quel che è peggio, ricordo tutto, la strada provinciale, in ambedue le direzioni aveva un parapetto davvero molto basso, avremmo pure corso il rischio di cadere nel fiume, meno male che non ci andammo, così non accadde.

La vita a volte ci viene incontro, occorre saper apprezzare i segnali inviatici, per sbagliare, magari fosse, sbagliare mai.

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