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Identità e sopravvivenza: una ferrovia per Scirlasca

Identità e sopravvivenza: una ferrovia per Scirlasca
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Realtà e racconto si mescolano per dimostrare che non c’è sopravvivenza senza identità, pure culturale.

Troviamo un luogo con delle case al di là del fiume, è Scirlasca, dove per arrivare alle ultime case occorre guadare, un passaggio senza ponte e nessuno che l’ha mai costruito, lo facessero i residenti, su di un ponte privato gravano delle tasse e paga, paga, paga, passa la voglia di costruirlo, così succede, passeggiando per i monti.

I Comuni si sa, non hanno neanche più il denaro, così si continua a guadare il fiume e per guadarlo in auto occorre un Suv 4x4, con relativo esborso di tasse e sborsa, sborsa, sborsa, fino al fallimento.

Così, da bambino, facendomi donare una mappa dal Sindaco di Castelveccana, paese affacciato sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, di cui Scirlasca è frazione, disegnai un progetto per evidente mancanza di fondi economici mai presentato, una ferrovia per Scirlasca!

La ferrovia, già esistente nella realtà, con fermata del treno nella principale frazione, Caldè di Castelveccana, nel progetto si diramava dopo il tunnel del “Sasso Galletto”, il suo vero nome, dovuto ad un faraglione sul lago, avente soprastate gallo dorato in metallo, lucente la notte a sicurezza per le barche, inerpicandosi per Scirlasca, facendovi una fermata, sufficiente a far evitare guado e tasse ai suoi abitanti, mica poco!

Ci fu solo un contrattempo, il tipografo scrisse sulle figurine da applicare sui vetri delle porte del treno “Attenzione alla distanza tra treno e Bianchina” e non si accorse  nemmeno dell’errore, per lui era giusto, difatti molte capre bianche si chiamano Bianchina e le nere Nerina, tutti hanno una Bianchina e una Nerina, avendo dovuto invece scrivere “Attenzione alla distanza tra treno e banchina”.

L’incongruenza è che si potrebbe vivere così tanto facilmente, invece no, dal 17 aprile 2016 ci toglieranno l’identità, conseguenze terribili per chi sta a testa bassa, evitando di parlare per timore di non essere ascoltati, soltanto il cambiamento che verrà ci può aiutare, un cambiamento è un cambiamento totale, senza più dover fare di conto, perché dal 17 aprile 2016 si piegheranno i Comuni italiani fino ai 1000 abitanti e le Province cesseranno di avere un’identità gestionale, in quanto i Sindaci dei piccoli Comuni non verranno più pagati, lo Stato pretende che lavorino gratis e quindi non potrà più essere nemmeno calcolato come lavoro, mentre le Province, amministrativamente, non esisteranno più, chi non le voleva più per risparmiare, non si rende conto che viene di fatto a mancare l’iniziativa locale per le attività della stessa sussistenza locale, una mancanza che si somma al vertiginoso aumento delle tasse pure sulla casa, con però meno introito per i Comuni, ovvero che una situazione del genere, anzi, degenere così, può essere ricucita solo con un netto cambiamento.

Io lodo i giornali ad esempio come “La Provincia di Varese”, “La Prealpina” e “L’Eco del Varesotto”, che hanno saputo fare miracoli pur di mantenere aperte le testate giornalistiche, perché la notizia è anche locale, eppure i miracoli non si possono fare per niente, tutto ebbe inizio da quando, aumentando i disoccupati, meno tasse vengono sborsate dal mondo del lavoro, aumentando così le tasse sulle bollette, ma i disoccupati non potendo pagarle, vivendo con le candele al posto dell’elettricità, il tracollo continua e il risparmio sui costi aumenta il tracollo stesso, un cambiamento è opera dovuta, un cambiamento è immancabile.

Nella foto: capre e cavoli della ferrovia per Scirlasca (progetto).

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