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Nella Trieste multiculturale Gennaro

Nella Trieste multiculturale Gennaro
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Un treno in partenza da Milano Lambrate per Venezia, quindi pranzo in un ristorante a prezzo fisso in un calle (calli si chiamano i vicoli a Venezia), complimenti ai cuochi e dopo 120 minuti trascorsi partenza per Trieste, molteplici volte l’ho fatto per 2 anni, guardando più a risparmiare che al tempo, che ne avevo abbastanza.

In provincia di Trieste, la ferrovia prosegue su di un binario unico, nel bosco che degrada sulla strada statale e sul mare, nessuna autostrada arriva fino a qui, il motivo di questa ristrettezza nessuno lo dice ma è vero, dove è possibile ampliare e costruire, anzi esiste già una ferrovia a doppio binario, ma il motivo del suo inutilizzo e della costruzione di un’autostrada che arrivi fino a Trieste ha un motivo che soltanto qui può prendere corpo, le strutture ferroviarie trovasi nella valle interna, a distanza ravvicinata, inutilizzate poiché in quella valle è tracciato il confine italo sloveno e a cercarlo lo troverete zigzagare a destra e a sinistra della ferrovia, per viaggiare e costruire lì occorrono dei permessi speciali e pur considerando che la Slovenia è entrata a far parte della Comuinità Europea, l’affare è rimasto tal quale intoccato.

Molteplici volte arrivato a Trieste, sempre mi attendeva un Bed and Breakfast a conduzione familiare, conosciuto poiché nella sequenza di offerte di hotel, quello a cui telefonai quasi per caso, non conoscendo prima la città, stava riverniciando le stanze, molto bene qui, poca spesa e ottima accoglienza.

Colazione ghiotta, per quanto basta stare anche leggeri, che la missione ci aspetta!

Un luogo imboscato mi attendeva dopo aver cambiato consuetudine, dagli Esposti si era arrivati a sfornare una Querela per una personalità molto importante quanto misconosciuta e agente all’ombra di un apparato multinazionale, consegnai quindi la Querela in vari Atti alle Autorità cittadine, che a Trieste mi recai spesso in quel periodo e quindi pure a questo sontuoso palazzo dove lavora il querelato.

Mantenendo con costanza la privacy, posso raccontare che senza un invito a palazzo, i miei metodi dovevano essere quelli imparati per la gestione del territorio quando facevo politica, che altri metodi erano lungi al mio apprendimento, l’importante era che chi andavo a cercare non conoscesse quei metodi, non è difatti un politico.

La prima volta notai che l’entrata a palazzo era sorvegliatissima, telecamere in ogni dove, agenti e subagenti la controllavano e numerose finestre degli uffici dei lavoratori evidentemente più spioni davano sull’entrata.

Vediamo un po’, guardiamoci intorno, a distanza, per evitare di dare nell’occhio, l’uscita!

Non avrete capito male spero, volevo dire che l’uscita non era controllata!

Ma chi aveva organizzato la sicurezza in questo palazzo? Una falla incredibile!

Così sorpassai la consueta asta per l’uscita delle auto e dal finale del parcheggio arrivai ad un’uscita del palazzo, con porta vetrata a spinta, ma chiusa dalla mia parte, attesi quindi l’arrivo del primo che doveva uscire al quale e per evitarmi domande chiesi immediatamente dove fosse il signore che cercavo e certo, si sale dalle scale dell’uscita e seguendo le indicazioni eccolo lì l’ufficio, con lui allibito al quale consegnai a mano la Querela.

Uscendo dall’uscita notai la casa del guardiano addetto ormai in disuso, luogo ottimo per dormirci senza spese, nessuno mi avrebbe trovato nella tana del nemico, ma non mi andava di rischiare senza una ragione importante, meglio all’albergo.

Già sapevo che a quel punto non potevano nulla contro di me, perché a sapere di quella falla così cospicua alla sicurezza, chi elargisce vagonate di denaro, fondi coi quali il querelato si era pure costruito, lui e i suoi sottoposti, una serie di ville di lusso, da me osservate ma non prese in considerazione, avrebbe smesso di elargire per sempre.

Naturalmente occorreva entrare nel palazzo più volte, con aggiornamenti alla Querela ben azzeccati e naturalmente mi ritrovai con telecamere e sorveglianza piazzati pure all’uscita, dai Gennaro, non ti assillare, entra dall’entrata.

Con mia soddisfazione trovai una comitiva di tedeschi così tanto numerosa che io mi infilai dentro senza pensarci troppo e la cosa funzionò, i controlli si superarono in gruppo, senza troppo guardare, finché però qualcuno mi avrebbe parlato in tedesco e io che potevo rispondergli, che il tedesco non lo conosco?

Il fatto che non avevo ancora pranzato e che già fosse orario mi giovò, trovammo ad accoglierci una lunga tavolata con ogni ben di Dio e io non potevo di certo parlare tedesco a bocca piena, ai miei momentanei ignari colleghi che mi parlavano in tedesco, capendo comunque che discorrevano su quanto era buono il cibo, affamati come erano pure loro, rispondevo sorridendo.

Così seguitai a mangiare, facendo un passo alla volta, uno spuntino alla volta, finché iniziavano a sorridermi di meno vedendo che io mi stavo mangiando pure la razione loro, ma ormai era troppo tardi, io ero già arrivato alla conclusione del tavolo, un altro passo ed ecco, sarei entrato in quella parte senza telecamere, senza personale, senza fastidi.

Approfittai di alcuni che solevano sedersi su delle comode poltroncine rosse, io li seguii dapprima, poi mi dileguai, francamente by-passando le loro frasi a chiedermi dove stavo andando, che forse non l’avevano capito, il tedesco non lo comprendo, a me interessava tornare dal querelato ed eccolo, nuovamente frastornato dal mio arrivo, consegnai il mio aggiornamento e stavolta non mi accontentai, ne lasciai una copia pure nello studio ovale del loro capo dei capi, in quel momento assente, con la modalità “delivery and go”.

Numerose le mie improvvise trovate a Trieste e tra una e l’altra mi concedevo delle buone cene, che a pranzo a quanto pare già trovavo da mangiare, una serata classica la ci si concedeva o in spaghetteria, oppure salendo col tramway, col tram a cremagliera, adesso vi spiegherò, fino sulle colline di Villa Opicina, in pizzeria, dove facevano a gara per le pizze figli contro padri a chi le faceva meglio, in realtà quelle di papà le preferivo perché avevano un po’ di pomodoro in più, per cremagliera si intende qui un piccolo vagoncino che ci spinge nella scalata alla collina tramite delle catene tirate con argani da una stazione in cima, mentre possiamo assistere ai ruzzoloni di chi non si mantiene agli appositi sostegni.

A Villa Opicina anche un bel negozio di saponi, per comprare il migliore doccia schiuma, ne trovai uno al tea tree, il cosiddetto albero del the, all’olio essenziale di Melaleuca Alternifolia, comunemente introvabile in Italia.

Dal centro di Trieste è possibile raggiungere in autobus la Grotta del Gigante, un antro dalle dimensioni record, da visitare con guida in un’ora a piedi a passo veloce e io ci sono andato, non potevo perdermela, sul canale video Vimeo ho successivamente pure trovato dei video sulla grotta che inducono a visitarla.

Recapitai i miei scritti anche alle associazioni, ambientaliste e/o sociali, consegnando fino a sera, che alcuni volontari le aprivano giustamente ad orari più consoni ai lavoratori, guadagnando la reputazione che desideravo, riuscendo a divulgare in maniera estesa.

In ultima fase, arrivò la controparte del querelato, ma anche questo ha un significato ottimo, un segno che me medesimo Gennaro Gelmini inseguo la verità e alla consueta negazione, ciò che è successo prende valore, la verità prende in questo caso molta logicità, il querelato non mi aveva a sua volta denunciato, aveva optato per riuscire a far archiviare la Querela e purtroppo c’era riuscito, ma questo significa che io dichiaro la verità, avevano archiviato solo per coprire, celare, che se il fattaccio fosse stato finto, avrebbero agito ben diversamente, un segno che non ho mai dimenticato, tra i tanti che mi hanno fatto andare avanti con la divulgazione, pur senza mai avere alcun dubbio.

Il fattaccio appunto dell’archiviazione, condotto in pure qualche giorno in meno del minimo dei 2 mesi previsti dalla Legge, me lo fecero sapere solamente ad una nuova ennesima consegna in Procura e non sapendo come continuare, nel frattempo pensando al da farsi, optai per la visita al Castello di Miramare.

Tal visita si rivelò ottima, poiché la tavolo in marmo nero regalato dal Papa ai nobili Austriaci che governavano la zona ai suoi tempi, scoprii che il nobile del castello aveva firmato la nomina austriaca a Governatore del Messico, peccato poi che come vi giunse, lo fecero fuori; la moglie al castello, rimase vedova per sempre, in una precaria situazione di disgrazia per il compianto.

Io quel tavolo in marmo nero non avrei mai voluto averlo, con rispetto scrivendo, immagino che il Papa avendo avuto quel tavolo in regalo, l’avesse a sua volta regalato proprio perché stonava, in quanto quel tipo di marmo nero viene utilizzato per le lapidi dei trapassati; l’avessi avuto io in regalo, l’avrei gettato a mare, che tanto era lì davanti e roccia su roccia non provoca granché d’inquinamento, nessuno mi avrebbe scoperto, potendo dire poi al Papa che ce l’avevano rubato, mi dispiace dover scrivere così, ma io un tavolo in marmo nero in casa non me lo tengo, figurati a considerare che il nobile aveva pure firmato sopra la sua condanna, come fece la vedova nobildonna austriaca a tenerselo?

Eppure era lì e ciò mi diede l’idea.

Avrei dovuto modificare l’Esposto in lettera e consegnarla almeno al Prefetto e così decisi di fare, mi recai ad un internet point e modificai il file informatico digitale, avendolo anche su floppy disk, un supporto che non era per nulla granché, meglio le chiavette di memoria, però quel floppy aveva funzionato correttamente, il file era modificato, avevo fatto una copia su cartaceo per rileggerlo e sistemarlo nei particolari all’occorrenza.

Tornato in camera al Bed and Breakfast, ho ottenuto 2 segni per la divulgazione, accesi la televisione e su di un canale vidi che da un elicottero sparavano ad una signora, prendendola alle spalle con un colpo di pistola, cambiai canale e osservai Rambo mentre con 2 bombe colpiva e abbatteva altrettanti elicotteri, incredibile nello stesso momento su canali diversi degli elicotteri e io riconobbi in tali cose il botta e risposta, il ricevuto e ciò che era da dare, Buon segno.

La notte sognai che io e la mia maestra di quarta e quinta elementare cambiavamo la targa alla sua auto, un maggiolone giallo, mentre io le dicevo di non preoccuparsi, che non ci avrebbero scoperto, un ottimo sostegno per la consegna del documento all’indomani mattina.

Gli ultimi ritocchi all’internet point la mattina e consegna alla Prefettura e agli ulteriori beneficiari, quindi recupero bagagli e ritorno a casa a missione compiuta.

La foto: per Trieste pensai più al da farsi che a guardarmi attorno, soltanto successivamente mi prefissai degli orari per queste cose, per questo decisi un giorno, guardando la strada deserta, di fermare un uomo che viaggiava su di un’auto Fiat Panda per farmi fare una foto davanti al faro e mentre gli dicevo come scattarla, lui già la faceva e andava via.

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