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12 aprile 2010 1 12 /04 /aprile /2010 20:56

C’era una volta un allegro pastorello che accudiva le pecore su di una collina sassosa, con terra poco fertile; aveva uno strumento con cui suonare melodiose canzoni, allontanare le serpi nascoste sotto i sassi e richiamare a sé il gregge. L’erba da brucare sulla collina era però sovente secca e scarsa, non consentendogli così di poter offrire latte e formaggio a tutti i suoi fratelli, molti dei quali dovevano vivere con il frutto dei loro sacrifici.

Un giorno l’allegro pastorello scoprì un immense campo con tanta erba verde, grassa e profumatissima; decise subito di condurvi le pecore, affinché potesse produrre abbastanza latte e formaggio per tutti i suoi fratelli, dal buon sapore perché fatti con amore, ma, giunto nel fertile campo, incontrò un possente capo con i suoi aiutanti che gli intimarono di tornarsene indietro, lui doveva solo interessarsi della sterile collina e null’altro, non poteva accedere al campo fertile o guardarlo da lontano, gli era stato tutto forzatamente proibito.

Col tempo anche molti dei suoi fratelli cominciarono a schernirlo, a disprezzarlo, passando dalla parte del “capo”, credendo che, essendo il padrone del vasto e fertile campo, sarebbe stato l’unico a poter loro garantire una vita serena e senza problemi; il potente e i suoi li accolsero subito, ma non divennero niente più che servi.

L’allegro pastorello avrebbe allora voluto far rotolare giù dalla collina alcuni macigni in direzione delle dimore dei rivali, ma a quel punto intervennero prontamente le fate del bosco, che gli consigliarono di lasciar perdere quelle intenzioni per non far cessare l’amore verso di lui di chi lo conosceva essere una brava persona; piuttosto doveva interessarsi di richiamare all’attenzione di un grave pericolo che riguardava il grande prato, perché sul limitare di esso, sul lato opposto a quello della collina, dove l’erba era ancor più rigogliosa e il prato in pendenza, esisteva un profondo precipizio; non essendovi barriere di protezione vi era il serio rischio di cadervi nell’intento di far brucare alle pecore l’erba migliore.

L’allegro pastorello accantonò allora le sue malintenzioni andando ad avvertire tutti su quello che poteva accadere, cercando di stimolargli la costruzione di uno steccato a protezione delle loro vite, ma in tutta risposta il loro capo sentenziò che non andava fatto nulla senza la sua autorizzazione, non si doveva spendere del denaro in più del minimo necessario per la sopravvivenza, perché più lui era ricco, più era rispettato e onorato; all’allegro pastorello fu intimato per l’ultima volta di interessarsi solo delle cose sue, per le altre conoscevano solo loro la cosa migliore da fare.

Così fu che, passato del tempo, tutti gli usufruitori del fertile campo stavano per cadere nel baratro, perché nell’intento di sfruttare anche il terreno ai bordi dello strapiombo, sovente evitato dalle loro pecore per la sua pericolosità e a tal motivo richiedente per il suo sfruttamento il massimo della mano d’opera, erano scivolati nel terreno molle e sdrucciolevole, cadendo in molti nel baratro; i pochi sopravvissuti, sentitisi in pericolo di morte, gridavano nell’ultimo disperato tentativo di trovare salvezza, ma le loro voci erano coperte dal vento che in quel mentre soffiava, non facendo accorgere all’allegro pastorello cosa stava accadendo: nessuno del fertile campo si salvò.

La favola finisce qui, ricordandovi questo: non allontanate l’allegro pastorello dal “fertile campo”, costruite insieme a lui “solidi steccati a difesa dalle avversità.

Scritto nell’anno  2000 ed edito nella sezione “Parabole e leggende” del mio “Libretto istruttivo e profetico”, diffuso gratuitamente in diverse migliaia di copie negli anni 2000 e 2001.

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Published by Gennaro Gelmini
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