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6 febbraio 2010 6 06 /02 /febbraio /2010 16:56

Altre riflessioni su questo nostro strano pianeta chiamato Terra. Un articolo di speranza. Il lavoro come arma letale. E si, cari amici, dopo avervi postato con un enorme successo di visualizzazioni l’articolo dal titolo “alabastro arricchito” il 30 gennaio 2010 in questo stesso mio blog, successo dovuto alla riflessione su questo nostro Mondo, dove l’intento principale sembra essere quello che, come diceva mio padre Giancarlo Gelmini “gli uomini appena si fanno la barba al mattino già pensano a come devono truffare un’altra persona”, così non posso tralasciare una riflessione sul lavoro, il problema di fondo di cui non si discute mai non è di stampo razzista come taluni vorrebbero indirizzare a far pensare, il problema di fondo è e rimane quello secondo cui se non si guadagna, non si compra nulla, sia perché non ci sono i soldi, ma anche perché senza lavoro taluni prodotti possono non interessarci più, difatti ad esempio un disoccupato cosa può farsene di un’automobile, che sembra sempre più diventata un lusso, che quando avrete dovuto pagare il bollo dell’assicurazione vi sarà venuto il sudore freddo per l’ammontare della cifra, ma oggi vi erano rimasti i soldi per la benzina? E a cosa avete rinunciato per essa? Scusatemi, ma me medesimo Gennaro Gelmini non posseggo nessuna automobile, che altrimenti sarei già finito economicamente da un pezzo, ma quante volte ho dovuto fare 2 chilometri a piedi, siccome l’autobus ha saltato proprio l’ultima corsa delle ore 21:59 verso casa mia, eppure siamo ancora qui, e oggi, ripensando al lavoro, ho ripensato anche alla Fiat, i cui vertici amministrativi dichiarano di voler chiudere lo stabilimento italiano di Termini Imerese, poiché asseriscono che in Italia si vendono meno automobili, invece, dati alla mano, si scopre, e sono dati ufficiali, che i motori delle auto a marchio Fiat vengono prodotte in India dalla casa automobilistica Tata e, come se non bastasse, in Italia il numero delle immatricolazioni di auto Fiat nel 2009 è di quasi un terzo superiore a quelle prodotte nella stessa Italia, ciò significa che importiamo auto Fiat prodotte all’estero, vi è addirittura uno stabilimento Fiat in Cina, veramente, non ho voglia di scherzare.

Ora, tornando a contemplare il lavoro nel suo insieme, dove sono finiti gli storici stabilimenti dove avevano iniziato a lavorare i nostri nonni e dove ancora lavoravano i nostri genitori?

Ancora ricordo quando un anziano di Laveno Mombello, che amorevolmente chiamavamo “il Nonnetto”, ci raccontava della “sua” Richard-Ginori, la ditta che produceva favolosi servizi da tavola in porcellana, le cui pregiate collezioni sono ancora visibili nel museo “Civica raccolta di terraglia” della frazione Cerro di Laveno Mombello, ove si può giungere col pullman delle 09:15 circa in partenza dalla stazione ferroviaria della stessa Laveno Mombello, che è un paese della provincia di Varese sito sul lago Maggiore turisticamente apprezzato e di cui i suoi abitanti ne vanno fieri; due poesie a tal proposito le potrete trovare sul sito gratuito all’indirizzo http://anna-rinaldi.over-blog.it  postate il 6 e il 9 gennaio 2010.

E ancora ricordo della ditta di frigoriferi Ignis, che da quando è stata venduta alla Multinazionale Woorpool, che quindi ha anche altri stabilimenti sparsi per il Mondo, gli operai dello stabilimento di Cassinetta Rizzone di Biandronno, sempre in provincia di Varese, sono scesi da 3000 a meno di 1000 unità e vengono ora chiamati non più per nome, ma con un numero di matricola, terribile enfasi della modernità, dicono per tutelarne la privacy!

 

 

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Published by Gennaro Gelmini
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