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20 novembre 2009 5 20 /11 /novembre /2009 07:08
Una mattina dell’inverno 1997/1998 io e mio padre Giancarlo ci recammo in un paese di montagna a trovare una mia amica che, in quei giorni, aveva collaborato con gli abitanti del luogo per allestire un carro di carnevale sormontato da un’enorme gallina di cartongesso dal lunghissimo collo. Partecipammo con gradimento alla festa rallegrata fin anche da una banda musicale e da adulti e bambini travestiti. Al pomeriggio salutammo la mia amica e seppur sconsigliatoci dall’alimentarista ove comprammo due panini, ci addentrammo nel bosco a sud est del paese seguendo un sentiero che ci avrebbe condotto in un altro centro abitato, distante, in periodo di buona percorribilità del tragitto, 3 ore e mezza, ma, mentre il camminamento era, per lunghi tratti, impaludato e allagato da numerosi torrenti alimentati anche dal ghiaccio che sovente lo ricopriva, si fece buio pesto, notte fonda, mentre noi lo seguitammo ugualmente verso la meta, giungendo ad un alpeggio,denominato Alpe della Croce, disabitato in quella stagione, dove mio padre consigliò di ivi rimanere per trascorrere la notte; la selva era però popolata da numerose insidie e non facendo presto ritorno a casa mia madre si sarebbe impensierita. Decidemmo allora di tornare indietro sui nostri passi verso il paese d’inizio del nostro cammino e siccome mio padre nulla vedeva, lo guidai tenendolo per mano, finché, dopo una manciata di minuti, come guidato, deviai, con appresso mio padre, verso una radura ove vedemmo in cielo, a non più di 100 metri in linea d’aria, una sfera luminescente molto grande, rotante su se stessa e viaggiante a non più di 5/10 chilometri orari, che ci fece esclamare la sua natura aliena (un ufo!); la palla, in breve tempo, meno di 20 secondi, scomparì dietro la cresta di un vicino monte e immediatamente dopo, volgendo lo sguardo alla nostra sinistra, vedemmo a circa 20 metri da noi il primo palo del paese in cui dovevamo far ritorno; potete immaginare la nostra incredulità di fronte all’evento, essendo già colà arrivati: come era possibile se l’alpeggio in cui il nostro cammino si era arrestato, era distante 3 ore dal paese di partenza dell’escursione, ove però, in così pochi minuti, ci ritrovavamo? Ci avevano portato gli angeli a destinazione? Addentrandoci 200 metri all’interno del paese, entrammo in un albergo, fungente anche da bar e ristorante, in cui devo ammettere che si mangia molto bene, e chiedemmo se aveva delle camere libere ove trascorrere la notte, ma non vi erano poiché il servizio hotel di quel locale era solo stagionale, limitato ai mesi meno freddi; essendovi poi in quel luogo un telefono pubblico comunicai a mia madre di non impensierirsi, presto o tardi avremmo fatto ritorno a casa e, poco dopo, il proprietario del ritrovo ci chiese se vi fosse qualchedun nostro conoscente che avesse potuto ricondurci a casa con un auto, onde poterci far trascorrere più agiatamente la notte, ma noi gli replicammo che non vi era persona, in quanto l’unico automunito nei paraggi che avesse potuto farlo, un mio zio in ferie a casa nostra, si era importunato una gamba il giorno addietro al palaghiaccio mentre pattinava; ci domandò allora come mai, noi forestieri ci trovavamo in quel luogo, a quell’ora, senza una vettura, giungendo quindi il momento quindi il momento in cui gli raccontammo la nostra avventura, compresa la parte riguardante la sfera lucente: a quel punto il nostro interlocutore fece un inequivocabile gesto di scaramanzia e provvide a farci accompagnare prontamente a casa da una gentile persona provvista d’auto. Il giorno dopo telefonai alla mia amica del paese di montagna e, subito dopo avermi risposto, mi novello che della gente, in quel paese, osservava la notte strane luci nel bosco, di cui si discorreva fossero aliene, e che lei conosceva l’esatta posizione ove esse, tal volta, giungevano a posarsi, e io, a quel punto, gli risposi raccontandole tutta la storia mia e di mio padre della passata notte. La cosa però più importante di codesta storia rimane però l’ulteriore prova che i Divini ci vogliono così tanto bene da non lasciarci mai soli nel momento del bisogno.

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Published by Gennaro Gelmini
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